
Argomento che mi interessa da una vita.
Scottante, in tutti i sensi.
Ne scriverei volumi enciclopedici, ma il rischio di annoiare cammina insieme al rischio
di ritrovarmi senza 'pubblico' femminile, e questa eventualita' un po' mi dispiacerebbe.
Fin dalla tenera età ... no, non proprio ... fin dall' adolescenza ... no, mi sono spinto
un poì troppo in là ...
Insomma, ad un certo punto della mia vita , periodo delle elementari, ho iniziato a interagire
con il cosiddetto altro sesso.
Aiutavo una compagna di classe molto timida a scrivere quanto ci assegnava la maestra,
e ricordo che lei riusciva a parlare soltanto con me.
Poi c'era una altra bambina, Assunta, che arrossiva ogni volta che le rivolgevo la parola.
Ricordo anche che al quarto anno arrivo' una bambina bellissima, e per la prima volta
mi resi conto di come si possono ridurre gli uomini in certe circostanze, anche se allora
si trattava di uomini in divenire.
Alle medie la mia classe era sono maschile, quindi le poche gite e le rare festicciole in casa
erano le uniche occasioni per provare scombussolamenti ormonali e battiti cardiaci acceleratissimi.
Al liceo la situazione di classe mista causò i primi problemi.
Nel frattempo io avevo subito un processo di infantozzianamento, che mi rendeva spesso
incapace di prendere una qualsiasi iniziativa.
La mia compagna di banco era ancora piu' timida di me (figuriamoci ...) e di conseguenza
non diventammo mai una coppia in quanto nessuno dei due osò mai pronunciarsi in tal senso.
Finì che al terzo anno mi misi con una altra compagna di classe, o meglio, fece tutto lei.
Curioso il fatto che per i primi due anni io non l'avessi mai considerata, mentre
da parte sua (come lei stessa poi mi confessò) il sentimento preponderante nei miei confronti
era il detestarmi.
In tutto: per come vestivo, per le mie idee politiche, per come camminavo ... non le ho mai
chiesto se almeno le piaceva come respiravo, chissà ...
Ma improvvisamente lei aveva cambiato idea e si era sentita attratta.
Me lo fece capire in modo estremamente indiretto, un pomeriggio che era venuta da me a studiare.
Qualche anno dopo, finita questa storia in un modo che ha lasciato traccia per molto tempo, iniziai una storia con l' amica estiva di mia sorella.
In quel caso in precedenza c'erano state solo partite a ping-pong, qualche gioco di società e nulla di piu'.
Capii che la situazione era cambiata quando mi invitò da lei (nulla di piu' facile, abitava al piano sopra)
un giorno che la madre era momentaneamente fuori.
La madre fu molto presente negli anni a venire, soprattutto in quanto la figlia non faceva altro che
sottolineare, a parole, quanto lei fosse diversa dalla di lei genitrice.
Il terzo sigillo arrivò con una ragazza conosciuta ad una festa di capodanno, io ero single
(allora si diceva 'io stavo da solo') e lei no.
Ma a quanto pare il suo rapporto era oramai agli sgoccioli, e con una serie di sotterfugi riusci' ad
avere il mio numero di telefono e mi chiese un appuntamento serale all' uscita dal mio posto di lavoro.
L' appuntamento andò bene.
Un pò meno comincio' ad andare a partire dal secondo anno.
Non mi era mai capitato di litigare con una ragazza durante le vacanze.
Dodici anni dopo che ci eravamo lasciati, in altro modo rocambolesco, riusci' ad avere il numero
di telefono del posto dove lavoravo e mi chiamò con una naturalezza ... come se fosse passata
una settimana dall' ultima volta che ci eravamo sentiti.
Questa sera, girando in centro per librerie, ho letto un aforisma di Gesualdo Bufalino.
"
Resta dubbio, dopo tanto discutere, se le donne preferiscono essere prese, comprese o sorprese".
Scusami se ti do del tu, ma come ti capisco ...